“Il mondo è pieno di magia…”
Con queste parole, iniziava un film di animazione di qualche anno fa, che per il resto trovai piuttosto noioso. Ma quella frase, pronunciata sapientemente dal narratore mi colpì.
Leggendola superficialmente, potrebbe suonare come una mistificazione, una credenza che pervade le menti dei sognatori e dei creduloni. Una fantasia.
La scienza ci insegna che solo ciò che è dimostrabile, è reale. La fede d’altro canto, ci dice di credere a ciò che non vediamo.
Per provare a comprendere la Magia, è necessario non assumere posizioni troppo nette.
Nella metà dell’800 in Austria, Ignaz Semmelweiss, di professione medico e quindi uomo di scienza, venne tacciato di essere un folle dai suoi stessi colleghi.
Screditato, bandito dall’ordine, e imprigionato, morì prematuramente in carcere, non si sa se per un’infezione o per le torture dei suoi aguzzini.
La sua colpa? Avere scoperto “le particelle cadaveriche”, causa della febbre puerperale che falcidiava le donne, nelle prime ore successive al parto. Qualcosa che non si vedeva, di cui si ignorava l’esistenza, ma che aveva il potere di uccidere. Questo visionario e sfortunato dottore ebbe un’intuizione straordinaria che anticipò di parecchi anni le rivoluzionarie scoperte Pasteur e Koch, sui microrganismi patogeni.
Semmelweiss aveva notato che gli studenti di medicina, passavano direttamente dal prendere parte alle autopsie, all’assistere le partorienti senza fare una cosa, che le balie, che erano donne e per l’epoca non era certo un dettaglio, invece facevano… lavarsi le mani.
La scienza moderna, per quanto progredita non è in grado di sapere se esistono principi ancora ignorati, che domani, se rivelati e provati, renderebbero naturale quello che, ad oggi, è inaccettabile sul piano della conoscenza. E questo, con buona pace degli scettici è un fatto.
Ma occorre andare con la mente ad un’epoca remota, prima della nascita di Gesù, per scoprire che a quel tempo, e ad altre latitudini, c’era chi aveva molto in comune con il medico austriaco e con il suo pensiero.
Fin dalla notte dei tempi, gli uomini si interrogano su quello che non conoscono.
A differenza di oggi, nell’antichità però, non esistevano super tecnologie e specializzazioni. La scienza in quel periodo, non aveva i connotati definiti e rigorosi di quella attuale. Era un miscuglio disomogeneo di pensieri e gesti. Era, “tante cose”, è se vero che quando si fanno mille cose insieme, si finisce col non farne bene nemmeno una, è altrettanto vero che focalizzarsi solo su un aspetto o un particolare, fa perdere la visione di insieme. Ripeto, ci vuole prudenza nel prendere posizione.
Prudenza che era propria della gente dell’epoca che aveva capito, che esistevano fenomeni che non si potevano spiegare semplicemente guardando o toccando. La curiosità e il desiderio di sapere, gli fece vincere le paure nei confronti di quello che appariva oscuro o difficile da comprendere. Ma ciò che non conosciamo non è detto che sia per forza complicato, del resto lavarsi le mani non mi pare una cosa così astrusa.
Di cosa si servivano quindi, quei pionieri della conoscenza? Della loro mente, delle loro osservazioni e dei loro pensieri innanzitutto, convertendoli in una serie di azioni, di ricerche, di sperimentazioni e anche di sentimenti. Ed eccola, la Magia, nella sua versione più antica e più pura. Un tentativo, un espediente, una ricerca, una scienza! Una scienza antica. Primordiale e al contempo anticipatoria e proiettata nel futuro. La Magia come una scienza e il mago come colui o colei che non ingannava, illudeva o irretiva, bensì ricercava, sperimentava e osava.
Stupisce vedere quanto, le religioni contemporanee e le discipline scientifiche più moderne e progredite abbiano attinto dalla Magia antica, crescendo e perfezionandosi, ma anche vanificando quell’incosciente, meraviglioso e originario slancio verso la conoscenza.
Ai Caldei, siamo nella Mesopotamia meridionale nel IX secolo a.C., dobbiamo la nascita dell’astrologia, l’osservazione del cielo e degli astri nella sua forma primordiale, che si è sviluppata nelle due discipline che oggi conosciamo come: astrologia e astronomia, nettamente distinte, ma forse non così tanto.
In Caldea ritroviamo anche i primi esempi di simbologia e i primi riti segreti. Qualcuno aveva già capito, che alcune cose, era bene che rimanessero ignote alla popolazione e riservate unicamente a coloro che avevano le possibilità e le capacità di comprenderle.
Anche gli Ebrei, il popolo guerriero, figli prediletti dell’unico Dio terribile, ci hanno lasciato una grande eredità. La Bibbia in particolare nelle scritture anticotestamentarie, è intrisa di richiami alla antica magia ebraica, conosciuta col nome di Kabbalah, che ricercava il rapporto tra l’infinito eterno che è Dio e il creato.
Un solo dio, alla volontà del quale andava attribuito tutto ciò che era soprannaturale e al di là delle capacità umane; Il miracolo! Che in molti casi utilizzava l’essere umano come manifestazione della potenza divina. Da non confondere con il prodigio, ossia espressione di magia imperfetta perché operata direttamente dall’uomo, senza intercessione di Dio che non aveva altri scopi, se non quello malevolo. E diamo il benvenuto sulla scena alla magia nera e a Satana.
Dell’Egitto che dire? Ci vorrebbero un programma interamente dedicato, un tempo molto maggiore per argomentare e delle conoscenze che non mi appartengono.
Possiamo però ricordare il contributo di questa antica e fiorente civiltà all’architettura e all’ingegneria, le piramidi, non sono proprio robetta, siamo d’accordo? Ma anche sul versante religioso e spirituale, gli egizi non sono stati parchi nel donare il loro contributo, a partire dai concetti di segreto e mistero, che trovarono la loro massima espressione nell’enigma della Sfinge (si narra che lo abbia risolto Edipo, ma ne parleremo in un’altra puntata magari), oltre che ad una primigenia, ma assai complessa visione dell’animo umano; il Ka, ossia il primo nome che veniva dato ad ogni persona e ne rappresentava l’essenza e le virtù e il Ba, il nome secondario, corporale, da lasciare in pasto alle entità malefiche, per preservare quello che era il bene e il giusto di ognuno. E anche in questo caso, non sfuggono le analogie con le postume credenze che vogliono le anime vagare per il mondo prima di espiare e “passare oltre”.
Nell’antica Grecia, culla della filosofia e del pensiero, patria di alcuni tra i più grandi matematici e scienziati e luogo dove è nata la medicina, la Magia, sembra paradossale, era culturalmente accettata e largamente praticata, innanzitutto dai filosofi.
Per Socrate e Platone affermare che le salamandre non perivano nel fuoco, era risultato dell’osservazione e dell’esperienza e al contempo manifestazione di magia.
Oggi sappiamo che questi anfibi prediligono luoghi bui e umidi per rintanarsi come ad esempio le cataste di legna bagnate o i tronchi marci.
A quell’epoca, quando veniva dato fuoco alla legna costringendole a scappare per non rimanere uccise nell’incendio, chi le vedeva spuntare dalle fiamme, pensava che fossero immuni al fuoco e che fossero esse stesse creature di fuoco. Ingenuità o plasticità di pensiero? Ognuno la pensi come crede, ma di certo Socrate, Platone, Pitagora & Co., tutto erano tranne che ottusi.
Insieme alla filosofia, alla logica, alla matematica, alla fisica e alla medicina, in Grecia si sviluppò il culto dei morti, con annesso e particolareggiato “al di là”, fatto di fiumi da guadare, divinità capricciose, guardiani oscuri e terribili, del quale il sommo Dante, qualche secolo più tardi ci fornirà un esempio molto rappresentativo. Inoltre, si articolò un complesso sistema di culti religiosi, declinati alle singole divinità con templi e riti a loro dedicati. Fecero la loro apparizione gli oracoli, i più famosi erano le pizie, che venivano interrogate sia dalle persone comuni che dai potenti, e anche dagli stessi filosofi e matematici, le quali coadiuvate dai sacerdoti rispondevano in materia di occulto, oltre a praticare la divinazione e la predizione del futuro. Quelle dei giorni nostri, nell’immaginario collettivo, operano in locali bui e angusti, con strani turbanti in capo e guardano dentro una palla di vetro e le chiamiamo veggenti o fattucchiere o zingare, oppure, se strabuzzano gli occhi, sbavano e cambiano voce, le chiamiamo medium o, a seconda dei casi, possedute. In Grecia nacque il concetto di Anima Mundi, ossia il pensare che ogni cosa del creato avesse un’anima e che il mondo stesso fosse un essere vivente. Questo pensiero meraviglioso, oltre a stimolare le idee dei futuri alchimisti medievali ha proiettato i suoi riflessi fino alla moderna psicologia, basti pensare a Jung che parlava di inconscio collettivo.
Gnosi (letteralmente conoscenza) e pensiero gnostico rappresentarono la massima espressione della Magia antica in Grecia e successivamente a Roma. Una corrente intellettuale raccoglieva proseliti tra i vari culti sotto l’egida di pensiero che esistesse una unica verità assoluta. Essendo la Gnosi una realtà trasversale nella società del tempo, chiunque vi si accostasse, si vedeva però costretto a proteggere le conoscenze nel segreto, rafforzando il principio elitario, che caratterizzò le future logge massoniche e società segrete.
Il “format greco” si trapiantò successivamente nella società romana, con qualche piccola variante.
Ma la Magia a Roma, subì anche i primi violenti scossoni.
In principio ad opera di alcuni imperatori, che pur servendosene in segreto, pubblicamente osteggiavano la Magia e perseguitavano chi la praticava pubblicamente.
Successivamente, per mano dei cristiani. Con la diffusione massiva della “nuova” religione nell’impero, essi passarono da perseguiti a persecutori e gli antichi culti vennero inesorabilmente soffocati. Primo fra tutti, quello dei druidi delle Gallie e della Britannia, sacerdoti potentissimi, depositari di saperi e conoscenze che derivavano dalla Caldea, dall’Egitto e dalla Grecia, che praticavano il culto della madre Terra e del femminino sacro.
Ma è ingiusto attribuire al Cristianesimo la decadenza della Magia. Innanzitutto perché essa non è di fatto decaduta, bensì secretata. Sicuramente, molti tra i rappresentanti delle autorità religiose cristiane, furono feroci nemici della Magia e di chi la praticava.
Nei prossimi appuntamenti, vedremo però che il Cristianesimo e la Chiesa sin dai primordi, camminano a fianco della Magia e molte personalità eccellenti della cristianità, nel corso dei secoli sono stati tra i suoi massimi interpreti.
Per ora limitiamoci a questo paragone goliardico: il Cristianesimo sta alla Magia, come i Beatles stanno alla musica. C’era un prima e c’è un dopo.
Il nostro breve viaggio nella Magia delle epoche precristiane finisce qui, con la speranza di avere stuzzicato la curiosità e di avere invogliato a farsi domande. Perché farsi domande è sempre un bel punto di partenza.
Un caro saluto e appuntamento alla prossima puntata.